DONNA, ESTREMA DONNA
Ornella Bertoldi / Elena Chiesa / Liana Ghukasyan

29 gennaio / 15 febbraio 2013
SBLU_spazioalbello

SBLU_spazioalbello ospita da sempre la ricerca artistica genuina, indipendentemente dalle scelte formali o di contenuto che possono essere molto differenti tra loro. Non ci sono distinzioni o preferenze per un particolare genere, non c’è censura per scelte artistiche che privilegiano forme naturalistiche da geometrie astratte. Il fascino della contemporaneità risiede proprio nella varietà della ricerca che fa proprio qualsiasi mezzo ritenga idoneo.
Le tre artiste in mostra allo SBLU_spazioalbello affrontano temi legati alla donna, svolti con metodi riferiti alla figurazione, portati alle conseguenze più esasperate. Nessuna via di mezzo, nessun ripensamento: una ricerca coerente che riflette cultura e partenze diverse, ma che conduce alla definizione di concetti legati all’immagine della donna tipica del nostro tempo.
Ornella Bertoldi, scultrice, usa la ceramica che colora con l’antichissima tecnica dell’ingobbio quando la terra è ancora umida prima della cottura del pezzo, che lascia opaco e senza smalto. Modella figurine di donne impegnate nei gesti comuni del quotidiano, che si vestono, cucinano, si truccano cercando di mettere in risalto la propria femminilità.
Completamente integrate in una società dei consumi che privilegia l’apparire all’essere, le sue donne sono maliziose, sature di carica seduttiva: con le labbra dipinte di rosso acceso, in abito da sera quando cucinano, sexi nel fare il bucato.
Riportano all’esperienza della Pop Art di George Segal senza la benevolenza umanistica tipica dello scultore americano. Apparentemente non c’è giudizio, ma nessuna di queste figure sorride, anzi spesso ha lo sguardo assente manifestando un vuoto interiore, che non trova risposte.
Elena Chiesa lavora accarezzando gli opposti nelle sue opere di incisione. Dall’inerzia della punta sulla lastra alla levità della carta inchiostrata; bianco e nero assoluti accanto al tracciato delicato delle variazioni intermedie. Occhi aperti e occhi chiusi: una danza tra il mondo esperito e il sé profondo. Incidere è un lavoro dalla forte componente tecnica che estremizza l’essenzialità dei mezzi. La puntasecca chiede un’applicazione lunga, che combina concentrazione e freschezza.
Il gesto è spontaneo e al contempo consapevole, lascia poco spazio all’improvvisazione del fare.
Elena Chiesa non sa per quale ragione certe immagini hanno preso corpo nei suoi lavori invece di altre. L’oggetto non ha importanza, quanto piuttosto il permanere di una sensazione intensa e unica, che riemerge imperiosa negli atti quotidiani e a un certo punto prende forma. Frammenti inconsci del suo essere donna restituiti al mare comune della visione.
La ricerca di Liana Ghukasyan è estrema. Nella rappresentazione del corpo spesso femminile, quasi sempre il proprio, è dirompente sia dal punto di vista tecnico che concettuale. Anche se anagraficamente lontana dai fatti che hanno segnato tragicamente la storia della sua terra (l’Armenia), è evidente il sentimento ormai ancestrale di tragedia e sofferenza che accompagna il suo lavoro. Liana è giovane, è stata definita la “Rosa nera del Medio oriente” appellativo al quale tiene molto e che ben la rappresenta. compone figurazioni che narrano con veemenza di mondi lontani e vicini, di interiorità e di superficie. Attinge i racconti dalla sua esperienza personale, che viviseziona e esplora con passione, e da storie di donne violate o disilluse. È sempre pronta a indagarsi sul senso del Tempo che considera un mostro implacabile, ma che ama, mai sazia com’è della vita. La sua tecnica pittorica gestuale riattualizza l’espressionismo rendendolo contemporaneo nel turbinio caotico di un pathos generato dall’unione di carne e spirito.

ORNELLA BERTOLDI
Scultrice, usa la ceramica che colora con l’antichissima tecnica dell’ingobbio quando la terra è ancora umida prima della cottura del pezzo, che lascia opaco e senza smalto. Modella figurine di donne impegnate nei gesti comuni del quotidiano, che si vestono, cucinano, si truccano cercando di mettere in risalto la propria femminilità.
Completamente integrate in una società dei consumi che privilegia l’apparire all’essere, le sue donne sono maliziose, sature di carica seduttiva: con le labbra dipinte di rosso acceso, in abito da sera quando cucinano, sexi nel fare il bucato.Riportano all’esperienza della Pop Art di George Segal senza la benevolenza umanistica tipica dello scultore americano. Apparentemente non c’è giudizio, ma nessuna di queste figure sorride, anzi spesso ha lo sguardo assente manifestando un vuoto interiore, che non trova risposte.

 

Nata a Novate Milanese (MI), studia alla Scuola d’Arte del Castello Sforzesco di Milano. Da qualche anno si dedica esclusivamente alla sperimentazione con la terracotta, delineando subito i territori della sua ricerca: la figura umana, le scene della quotidianità, la donna contemporanea. Ha esposto i suoi lavori in Italia e all’estero, tra cui nel 2012 la personale alla Villa Ghirlanda di Cinisello Balsamo (Mi), nel 2011, la collettiva “Carrousel du Louvre” a Parigi e la personale alla Villa Cuturi di Marina di Massa.

ELENA CHIESA
Elena Chiesa lavora accarezzando gli opposti nelle sue opere di incisione. Dall’inerzia della punta sulla lastra alla levità della carta inchiostrata; bianco e nero assoluti accanto al tracciato delicato delle variazioni intermedie. Occhi aperti e occhi chiusi: una danza tra il mondo esperito e il sé profondo. Incidere è un lavoro dalla forte componente tecnica che estremizza l’essenzialità dei mezzi. La puntasecca chiede un’applicazione lunga, che combina concentrazione e freschezza.
Il gesto è spontaneo e al contempo consapevole, lascia poco spazio all’improvvisazione del fare.
Elena Chiesa non sa per quale ragione certe immagini hanno preso corpo nei suoi lavori invece di altre. L’oggetto non ha importanza, quanto piuttosto il permanere di una sensazione intensa e unica, che riemerge imperiosa negli atti quotidiani e a un certo punto prende forma. Frammenti inconsci del suo essere donna restituiti al mare comune della visione.

 

Si avvicina all’incisione nel 1998, conseguita la laurea in Storia dell’Arte e compiuta la formazione quale restauratrice di dipinti. Dopo l’iniziale sperimentazione dell’acquaforte con la guida di Paola Maestroni, incontra Gigi Pedroli, il cui insegnamento, presso il Centro dell’Incisione a Milano, favorisce nel corso degli anni il suo percorso creativo che trova nella puntasecca il mezzo d’espressione prediletto. Affianca alla ricerca artistica calcografica l’attività di storica dell’arte e restauratrice di dipinti, trasferendo nell’attenzione al segno la minuzia propria del restauro. Vive e lavora a Milano.

LIANA GHUKASYAN
La ricerca di Liana Ghukasyan è estrema. Nella rappresentazione del corpo spesso femminile, quasi sempre il proprio, è dirompente sia dal punto di vista tecnico che concettuale. Anche se anagraficamente lontana dai fatti che hanno segnato tragicamente la storia della sua terra (l’Armenia), è evidente il sentimento ormai ancestrale di tragedia e sofferenza che accompagna il suo lavoro. Liana è giovane, è stata definita la “Rosa nera del Medio oriente” appellativo al quale tiene molto e che ben la rappresenta. compone figurazioni che narrano con veemenza di mondi lontani e vicini, di interiorità e di superficie. Attinge i racconti dalla sua esperienza personale, che viviseziona e esplora con passione, e da storie di donne violate o disilluse. È sempre pronta a indagarsi sul senso del Tempo che considera un mostro implacabile, ma che ama, mai sazia com’è della vita. La sua tecnica pittorica gestuale riattualizza l’espressionismo rendendolo contemporaneo nel turbinio caotico di un pathos generato dall’unione di carne e spirito.

 

Nata in Germania con cittadinanza armena studia all’ Accademia di Belle Arti di Brera, Milano, e alla Scuola di Belle Arti di Cambarak, Armenia. Fa parte dell’Unione Artisti della Repubblica Armena, è curatrice di “Cinema- Club” presso l’Associazione Russia/Italia. Vincitrice di numerosi premi internazionali tra cui nel 1995 Donne di Caucaso, Primo Premio al concorso di Pittura Unicef, Armenia Erevan. Espone con regolarità in Italia e all’estero. Nel 2012 si segnalano “IngombrArt”, Maddaloni (Ce); “Tu Donna”, Museo Archeologico di “Calatia” (Tn);“La divina follia del femminile” (performance), Casa della Cultura, Milano.