Texture – Iuccia Discalzi Lombardo, Raffaele Penna, Laure Marino Rizzi
2745
page-template-default,page,page-id-2745,page-child,parent-pageid-2510,bridge-core-1.0.5,tribe-no-js,ajax_updown,page_not_loaded,,qode_popup_menu_push_text_top,qode-theme-ver-18.1,qode-theme-bridge,transparent_content,disabled_footer_top,qode_header_in_grid,wpb-js-composer js-comp-ver-6.0.2,vc_responsive,mob-menu-slideout

TEXTURE
Iuccia Discalzi Lombardo / Raffaele Penna / Laure Marino Rizzi

28 maggio / 14 giugno 2013
SBLU_spazioalbello

La nuova mostra ospitata da SBLU_spazioalbello è dedicata alla texture che il tempo o il gesto conferiscono alla materia e alla sua superficie. Una texture che Iuccia Discalzi Lombardo recupera dalla materia stessa riorganizzandola. Una superficie che Raffaele Penna, con un insieme di solchi, tagli e cunette, trasforma in movimento e scrittura e che infine, per Laure Rizzi, diventa epidermide affollata di stratificazioni di colore convulse, dove la traccia è percorso di fuga o ricerca di qualcosa di inafferrabile.

IUCCIA DISCALZI LOMBARDO
Iuccia Discalzi Lombardo, ha una sfrenata passione per la materia, con una particolare predilezione per il materiale di recupero. Le sue composizioni ci offrono un viaggio nella forma, che assomiglia all’esplorazione di territori sconosciuti.
Il mondo che lei rivela è sotto gli occhi di tutti, ma è solo grazie alla sua sensibilità che si evidenzia. Il disegno della ruggine depositata sulle pieghe di un cartone ondulato, un ferro arrugginito, un telo da carrozziere: sotto le sue mani si trasformano in figure mitologiche, in coccarde per giganti. La sua ipersensibilità la rende alacre e instancabile, mai paga del risultato ottenuto. Alla sua seconda esperienza in SBLU_spazioalbello, ci propone lavori inediti o mai esposti prima. Come alcune sculture in asfalto recuperato, che nella trama di terra e sassi imprigionati sulla superficie, ci trasportano in mondi inesplorati.

 

Iuccia Discalzi Lombardo, milanese d’adozione e piemontese di nascita, esordisce in ambito artistico partecipando alla collettiva di pittura promossa dall’associazione Pro-Segni di segni (Roma) nell’agosto del 1957. Continua il suo percorso artistico frequentando la scuola di ceramica di Marieda Boschi, fondata nel 1962 in Via Jan 15 a Milano, ora sede dell’importante casa-museo Boschi Di Stefano. La sua prima personale, nel 1973, è curata dall’ingegnere Francesco Cetti Serbelloni in via della Spiga 2 a Milano. Del 2004 “Il gioco delle nuvole e altro”, mostra personale realizzata allo Spazio Nibe di Milano. Nel 2005 partecipa al progetto di Philippe Daverio e Jean Blanchaert “13X17” un’indagine eccentrica sull’arte in Italia. Nel 2010 sempre una personale allo SBLU_spazioalbello, dedicata alla sua ricerca sulla trasformazione della materia.

RAFFAELE PENNA
Homo faber per vocazione domina i materiali: taglia, incolla, cuce, strappa. Usa stracci, corde e fili che compone creando avvallamenti e rarefazioni, increspature e fori. Molte opere si propongono come stesure ideografiche, costruite con segni dinamici che coprono tutta la superficie disponibile. Tavole della legge, pergamene di saggezza, i suoi graffiti sono testimoni del tempo, segni dell’uomo, rughe dell’anima. In altri lavori la tela del quadro si spacca e ricrea il volo delle rondini che inseguiva da bambino nel paese di origine. Dice del suo lavoro che le opere raccolgono “ricordi di parole, fatti vissuti, sentiti, feriti. Fatti di oggi o solo di ieri. E poi la smania e ancora la smania. Percorsi si intrecciano. Si toccano. Si appoggiano, fanno geometrie. Respirano, si rincorrono, si amano e poi binari infiniti di niente. Labirinti rosso-eros”.

 

Inizia la sua attività artistica nel 1965 in una Rassegna collettiva presso il Palazzetto dell’Arte di Foggia. Nel 1968 si trasferisce a Varese dove incontra il critico d’arte Gianfranco Maffina che lo invita nella Rassegna d’Arte “35 artisti varesini” presso la Civica Galleria d’Arte Moderna di Gallarate. Nello stesso periodo incontra il noto critico d’arte Raffaele De Garda che cura una sua personale presso la galleria “Centro” di Gallarate. È questa una fase pittorica molto intensa ricca di riconoscimenti e primi premi in rassegne nazionali e internazionali. All’inizio degli anni ottanta la sua ricerca è indirizzata verso la “pittura tridimensionale” di installazione nel territorio. L’attività creativa recente è matura e strutturata, con un linguaggio dalla sintassi unica. Espone in collettive e personali a Stoccarda, Parigi, Roma, Venezia, Milano, Mantova, Bologna, Como, Varese, Filadelfia, Savona, Albissola, Bergamo, Lugano, Legnano, Gallarate, Biella, Novara, Treviso, Montagnana, Foggia.

LAURE MARINO RIZZI
Ci si può perdere nell’intrico complesso e tridimensionale di un’opera di Laure Marino Rizzi. Citando Calvino l’artista afferma di cercare “figure di cose che significano altre cose”. La sua è una calligrafia fatta di segni concitati che si accavallano gli uni sugli altri senza soluzione di continuità. Una scrittura sgocciolata che racconta del disagio interiore di vivere in un mondo sempre più complesso. L’intrico nasconde nel suo farsi intreccio differenti profondità. Cela segmenti netti e definiti, che attraversano la superficie. Altre volte sono posti in primo piano, ortogonali fra loro, a sovrastare il caos dei segni liberi e dinamici sottostanti. Ricordano queste opere il dripping di Jackson Pollock, ma non testimoniano solo la complessità: l’introduzione di questi segmenti ci rimanda all’eterno dualismo di emozione e ragione.

 

Laure Josephine Fabiola Marino Rizzi nasce a Parigi nel 1963. Ha vissuto tra Parigi, Londra e l’Italia dove infine si stabilisce. Attualmente vive a Varese dove si occupa di pittura. Restauratrice ha partecipato ai lavori di restauro di Villa Panza e di Villa Recalcati a Varese. Nel 2005 si trasferisce con il suo studio presso le Officine Creative di Barasso (Va) dove, con il nome “St-Art”, vengono organizzate collettive e performance, alle quali spesso partecipa. La prima mostra personale dal titolo “Armonie Dissonanti” è del 2003 al Teatro delle Erbe di Milano, ripresentata a Pavia nella chiesa sconsacrata di Santa Maria Gualtieri. Nel 2012 espone presso lo “Spazio Vergani Uno” di Varese. Ha in progetto per settembre 2013 una personale presso la Palazzina della Cultura di Daverio (Va) e una mostra a Parigi presso Spazio “Rue de Rivoli”.